055 - I Giganti - Terra in bocca (poesia di un delitto)

 

Casa discografica: Ri-Fi
Anno: 1971
Produttore: Mino Di Martino e Vince Tempera (musiche e arrangiamenti)
Regione: Lombardia

Nel 1971 il beat italiano è ormai un ricordo sbiadito, ma nessuno si aspetta che a sancirne la fine definitiva sia una delle band che ne aveva tratto il maggior successo commerciale. I Giganti — Giacomo "Mino" Di Martino, Francesco "Checco" Marsella, Sergio Di Martino ed Enrico Maria Papes —, celebri per hit scanzonate (ma complesse e tutt'altro che banali) come Tema e Proposta, si erano sciolti nel 1968 dopo un litigio interno, per poi riformarsi a sorpresa due anni dopo. Il loro ritorno culmina in un'opera che ha del clamoroso: Terra in bocca (Poesia di un delitto). Concepito e sviluppato nel fervente clima intellettuale e discografico milanese, negli studi Play-Co, l'album è un audace, cupo e pionieristico concept album progressive che affronta un tabù assoluto per l'Italia dell'epoca: la mafia — pur senza mai pronunciare esplicitamente la parola.

Basato su un testo firmato da Piero De Rossi e su musiche per lo più composte da Mino Di Martino, il disco narra la tragica e cruda storia di un duplice omicidio di mafia nella Sicilia riarsa del dopoguerra, legato al controllo dell'acqua, all'omertà e a un amore spezzato. Musicalmente, Terra in bocca è una titanica suite divisa in due parti (Lato A e Lato B), dove la forma-canzone viene destrutturata in favore di lunghi movimenti sinfonici, fughe, stacchi hard rock e cori polifonici. Decisivo è l'apporto del venticinquenne Vince Tempera agli arrangiamenti (che introduce l'uso massiccio del mellotron), affiancato da una sezione di ospiti d'eccezione: il batterista Ellade Bandini, il bassista Ares Tavolazzi (futuro membro degli Area) e il chitarrista Marcello Dellacasa (poi nei Latte e Miele) — i primi due, insieme a Tempera, componevano all'epoca il trio The Pleasure Machine, già al lavoro con Francesco Guccini su L'isola non trovata (1970). Dietro le quinte si muove anche Gianni Sassi, futuro fondatore della Cramps Records e poi tra i fondatori degli Area, qui accreditato in modo criptico tra i ringraziamenti come "Frankenstein" (insieme a omaggi ironici alla casa farmaceutica Sandoz, al whisky Glen Grant e a Carlo Marx). L'edizione originale del vinile conteneva persino un manifesto disegnato dallo stesso Sassi, presentato con orgoglio come "il manifesto più squallido dell'anno".

Il coraggio dell'operazione, tuttavia, si scontra con la realtà mediatica dell'epoca: la parola stessa "mafia", pur mai pronunciata nei testi, e il tema dell'omertà sono ritenuti troppo scottanti. Dopo un solo, sporadico passaggio radiofonico, il disco scompare dai palinsesti. Il boicottaggio mediatico si traduce in un disastro commerciale che porterà, di lì a breve, allo scioglimento definitivo del gruppo, trasformando il vinile originale in una delle rarità più ricercate e leggendarie del collezionismo italiano — al punto da ispirare, nel 2009, un intero libro dedicato alla sua storia (Terra in bocca. Quando i Giganti sfidarono la mafia, di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini).

Perché è fondamentale?
Perché è uno dei primi capolavori compiuti del nascente rock progressive italiano, ma soprattutto perché dimostra un coraggio civile e politico senza precedenti. I Giganti ha di fatto sacrificato la propria carriera firmando un'opera di denuncia contro la mafia in un'epoca in cui persino evocarla nelle canzoni era considerato inaccettabile, fondendo impegno civile e avanguardia musicale.