054 - Milva - Milva canta Brecht

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1971
Produttore: Enrico Riccardi (produzione), Giorgio Strehler (direzione artistica e ideazione)
Regione: Lombardia

Nel 1971 la discografia italiana assiste a una delle metamorfosi artistiche più clamorose e coraggiose del Novecento. Milva, ormai consacrata come una delle voci regine del pop melodico italiano, completa il suo definitivo approdo al teatro colto e impegnato con la pubblicazione di Milva canta Brecht. Sotto la guida e la visione registica di Giorgio Strehler, storico fondatore del Piccolo Teatro di Milano, l'artista si spoglia degli abiti della cantante da hit parade per trasformarsi nella più grande e riconosciuta interprete italiana del repertorio brechtiano e delle musiche di Kurt Weill e Hanns Eisler. Il disco ebbe un'ampia distribuzione internazionale in Germania, Austria, Francia e Giappone — un caso raro per un'incisione italiana di repertorio "colto" di quegli anni.

L'album è il frutto maturo di un percorso iniziato tra le quinte del Piccolo Teatro di Milano, dove la cantante sviluppa una straordinaria padronanza del canto epico ed espressionista teorizzato dal drammaturgo tedesco. La voce di Milva — potente, drammatica e rigorosa — si piega alle esigenze dello Sprechgesang e della recitazione teatrale, alternando inflessioni sferzanti e momenti di dolente lirismo. Le traduzioni dei testi, curate da intellettuali e poeti come lo stesso Strehler, Franco Fortini e Roberto Roversi, restituiscono intatta la carica di critica sociale, anticapitalista e pacifista dell'opera brechtiana.

La scaletta è un susseguirsi di capolavori del teatro del Novecento. Spiccano una tesa e implacabile La canzone di Jenny e la celeberrima Mackie Messer (dall'Opera da tre soldi) — il brano poi diventato internazionalmente noto come Mack the Knife — la bruciante sensualità di Surabaya Johnny (da Happy End), accanto a vette di rara intensità drammatica come Barbara-Song e La canzone della roba. Gli arrangiamenti essenziali, affidati al solo pianoforte di Walter Baracchi, esaltano l'impatto narrativo di brani che uniscono la lezione del cabaret berlinese degli anni Venti e Trenta a una visione politica spietata, di profonda attualità per l'Italia dei primi anni Settanta.

Perché è fondamentale?
Perché abbatte definitivamente lo steccato tra musica pop e teatro d'avanguardia, dimostrando che una stella della musica leggera può farsi veicolo di cultura colta e di denuncia sociale senza perdere la presa sul pubblico. Con questo disco, Milva e Strehler stabiliscono uno standard interpretativo di valore internazionale per l'opera di Brecht, regalando alla storia della musica italiana un monumento di rigore filologico, rigenerazione artistica e passione civile.