053 - Gabriella Ferri - ...Lassatece passà
Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1970
Produttore: Giacomo Simonelli (arrangiamenti e direzione d'orchestra)
Regione: Lazio
Nel fervore di inizio decennio, mentre gran parte della discografia italiana è proiettata verso le complessità del nascente rock progressivo o la canzone d'autore di matrice politica, Gabriella Ferri compie un'operazione diametralmente opposta, ma dotata di un'identica carica eversiva: affonda le mani a piene mani nelle viscere della tradizione popolare. Con l'album ...Lassatece passà — il suo terzo disco in assoluto, il secondo per la RCA — la cantante strappa definitivamente il folk capitolino dalla patina turistica e macchiettistica in cui era stato a lungo relegato, per restituirgli sangue, nobiltà e verità. Sul retro copertina compare una presentazione del disco e della cantante firmata dallo scrittore e folklorista Leoncarlo Settimelli.
Il disco è un atto di appartenenza territoriale assoluto. La regione di riferimento è il Lazio, o meglio, quella Roma testaccina — lo stesso quartiere dove Gabriella era nata nel 1942, figlia di un venditore ambulante con cui già da bambina cantava gli stornelli — trasteverina e popolare in cui la cantante vive, respira e di cui assorbe ogni vibrazione. Attraverso interpretazioni viscerali e senza compromessi, l'artista si impone definitivamente come la "Anna Magnani della canzone": la sua voce roca, possente, drammatica e teatrale tratta gli stornelli, le serenate e i canti di malavita con la stessa dignità e intensità tragica della chanson francese o del fado portoghese.
La scaletta è un susseguirsi di riletture in cui il rigore filologico si sposa a una marcata espressività teatrale. Gli arrangiamenti del Maestro Simonelli compiono un piccolo miracolo di equilibrio: le aperture orchestrali non sovrastano mai la ruvidità degli strumenti acustici della tradizione — chitarre, mandolini, percussioni essenziali —, creando un tappeto sonoro perfetto per l'irruenza della Ferri. Spicca su tutte Tanto pe' cantà, il celebre brano scritto negli anni '20 da Ettore Petrolini (musica) e Alberto Simeoni (testo) qui restituito con una carica quasi disperata; accanto a essa, la spavalda e fiera title track Lassatece passà, la struggente Barcarolo romano e stornelli storici come Affaccete Nunziata e Quanto sei bella Roma, che si trasformano in veri e propri micro-drammi in cui la passione, l'ironia amara e la rassegnazione si fondono in modo inscindibile.
Perché è fondamentale?
Perché è il manifesto del folk revival di matrice romana, elevato a dignità di arte alta. Gabriella Ferri dimostra che il dialetto e la canzone popolare non sono sinonimo di folclore da cartolina, ma strumenti potentissimi per esplorare l'anima, la sofferenza e l'orgoglio del sottoproletariato urbano, consegnando alla storia della discografia un disco sanguigno e immortale.
