051 - Lucio Battisti - Emozioni

 

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1970
Produttore: Lucio Battisti e Mogol
Regione: Lazio / Lombardia

Nel dicembre del 1970 esce Emozioni, ufficialmente il secondo album di Lucio Battisti (il Vol. 2 dello stesso anno, uscito solo in musicassetta, non rientra nella numerazione ufficiale su LP). A differenza di quanto si potrebbe pensare, non si tratta di un disco di inediti, ma di una raccolta antologica: assembla, in versione stereofonica, i grandi singoli pubblicati tra il 1969 e il 1970 — tra cui due brani già presenti, in mono, nel primo album omonimo — insieme a un paio di recuperi più datati come Dolce di giorno ed Era. È comunque, di fatto, la fotografia di un periodo irripetibile per Battisti: due anni in cui praticamente ogni sua canzone diventa un classico istantaneo.

Il brano che dà il titolo all'album ha una genesi leggendaria. Il 21 giugno 1970, giorno della finale dei Mondiali tra Italia e Germania, mentre l'intero paese resta incollato al televisore, Battisti e Mogol scelgono di fare esattamente il contrario: partono a cavallo da Milano diretti a Roma, alla ricerca di un contatto più autentico con la realtà, lontano dai clamori. È da quel viaggio che nasce il testo di Emozioni, scritto da Mogol di getto, come era solito fare (la stessa tecnica usata per E penso a te), il che spiega anche i suoi versi lunghi e irregolari, così diversi dalla forma-canzone tradizionale. Pubblicato come singolo il 15 ottobre 1970 (lato B Anna), il brano conquistò subito il primo posto in classifica e oggi è considerato, secondo la classifica di Rolling Stone Italia dei 200 migliori brani della musica leggera italiana, il numero uno assoluto. Rimase celebre l'aneddoto, raccontato dallo stesso Mogol, di un ascolto improvvisato fatto a Pete Townshend degli Who, che ne rimase entusiasta.

Il resto della scaletta non è da meno. Fiori rosa fiori di pesco fu composta "in coppia" con Insieme di Mina — le due canzoni nacquero quasi in parallelo — e Battisti, in un primo momento, pensò addirittura di cederla proprio a Mina prima di deciderne di tenerla per sé. Mi ritorni in mente ha invece radici ancora più lontane: nasce dallo sviluppo di un vecchio brano inedito, Non chiederò la carità, scritto da Battisti nel 1965 (prima ancora di conoscere Mogol) con testi di Roberto Matano, suo compagno di band ne I Campioni; nel 1969 Battisti "ripescò" quella melodia e la propose a Mogol per un testo completamente nuovo. Fu scelta come lato A del 45 giri solo all'ultimo momento, spodestando 7 e 40 (poi confluita comunque nell'album). Completano il disco Dolce di giorno e la lunga Il tempo di morire (quasi sei minuti), tra i brani più ambiziosi e meno immediati del repertorio di quegli anni.

Perché è fondamentale?
Perché, pur essendo tecnicamente una raccolta, fotografa il momento esatto in cui Battisti smette di essere semplicemente un ottimo autore di canzoni pop-blues per diventare un narratore di stati d'animo, capace di trasformare un viaggio a cavallo e un pomeriggio di solitudine in uno dei testi più amati e reinterpretati della storia della musica leggera italiana.