048 - Balletto di Bronzo - Sirio 2222
Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1970
Produttore: Mario Zampa
Regione: Campania
Con l'arrivo degli anni Settanta, il rock italiano attraversa una mutazione genetica violenta, abbandonando definitivamente le ultime propaggini beat per spalancare le porte alla complessità del rock progressivo e hard psichedelico. Pubblicato nel 1970 dalla RCA Italiana, l'album d'esordio del Balletto di Bronzo, intitolato Sirio 2222, rappresenta una delle pietre miliari più radicali e sottovalutate di questa transizione. Originaria di Napoli (dove il gruppo era nato a fine anni '60 con il nome "Battitori Selvaggi", suonando nelle basi NATO della zona), la band — guidata dal chitarrista Lino Ajello e dal batterista Giancarlo Stinga, a cui si aggiungono la voce e la chitarra di Marco Cecioni e il basso di Michele Cupaiuolo — dà vita a un'opera sci-fi cupa, claustrofobica e tecnicamente formidabile, priva di tastiere: un elemento che entrerà nel sound della band solo con l'arrivo, poco dopo, di Gianni Leone.
Il vero cuore concettuale del disco è la mini-suite Missione Sirio 2222, quasi dieci minuti che raccontano un viaggio nello spazio verso il pianeta del titolo, tra arpeggi acustici, atmosfere psichedeliche e improvvise accelerazioni hard: una delle pochissime canzoni italiane dell'epoca ad affrontare esplicitamente il tema della fantascienza. Musicalmente, il disco è una tempesta elettrica che si lascia alle spalle la forma-canzone tradizionale. Le chitarre acide e taglienti di Ajello dialogano con una sezione ritmica che spinge su bordate hard rock capaci di ricordare, in più passaggi, i primi Led Zeppelin e i Black Sabbath — il singolo Neve calda, ad esempio, ha un ritornello che richiama apertamente Communication Breakdown dei Led Zeppelin — filtrati però attraverso un'urgenza espressiva tutta italiana.
La scaletta si muove tra brani di forte impatto come Un posto (che apre il disco), la già citata Neve calda e l'incalzante Missione Sirio 2222, dove la voce non è solo strumento melodico ma un grido drammatico che si fonde con il caos controllato degli strumenti. Sebbene in questa prima fase il gruppo mantenga ancora una struttura parzialmente legata alla forma rock-blues (prima della celebre e radicale svolta avant-garde del successivo Ys, con l'ingresso di Gianni Leone), l'impatto tecnico ed esecutivo è impressionante per il panorama tricolore dell'epoca. Il pubblico ignorò quasi del tutto il disco, complice anche una distribuzione non ottimale: la RCA non rinnovò il contratto al gruppo, che dovette ripartire quasi da zero prima del successo critico di Ys.
Perché è fondamentale?
Perché inaugura la stagione del progressive più aspro, muscolare e visionario in Italia, sdoganando tematiche fantascientifiche e apocalittiche che anticipano le angosce tecnologiche del decennio. Sirio 2222 dimostra che il rock italiano può competere con i pesi massimi internazionali sul terreno della virtuosità tecnica e della sperimentazione acida.
