045 - Sergio Endrigo, Vinicius de Moraes e Toquinho - La vita amico è l'arte dell'incontro
Casa discografica: Cetra
Anno: 1969
Produttore: Sergio Bardotti
Regione: Lazio / Brasile
Pubblicato nel 1969 dalla Cetra, La vita, amico, è l'arte dell'incontro non è semplicemente un album, ma un irripetibile cenacolo letterario e musicale intercontinentale, orchestrato dall'intuito geniale del produttore Sergio Bardotti.
L'idea alla base è tanto semplice quanto inaudita per l'epoca: far incontrare l'elegante e malinconica canzone d'autore di Sergio Endrigo con la bossa nova del poeta e diplomatico brasiliano Vinícius de Moraes. A fare da ponte linguistico e spirituale viene chiamato nientemeno che Giuseppe Ungaretti: il poeta italiano, che aveva vissuto a lungo a San Paolo (dove insegnò letteratura italiana tra il 1936 e il 1942), traduce e recita con voce tremante, scolpita e solenne i versi dell'amico Vinícius. A tessere la tela sonora di questo incontro magico troviamo gli intarsi alla chitarra ritmica e solista di un giovanissimo Toquinho (che grazie a questo disco troverà la sua prima consacrazione in Italia) e la direzione musicale del maestro Luis Enriquez Bacalov.
La scaletta è un'alternanza magica tra spoken word e canzone. Il disco regala brani destinati a entrare in modo indelebile nella memoria collettiva: su tutti la celeberrima La casa (quella "senza soffitto e senza cucina" di Via dei Matti numero 0), nata in origine come filastrocca che De Moraes aveva scritto per i propri nipotini, poi pubblicata l'anno seguente in Brasile nella raccolta per bambini L'Arca di Noè — qui ammantata di una grazia universale grazie all'interpretazione di Endrigo (accompagnato anche da un coretto di dodici bambini, diretto da Nora Orlandi) e ai testi adattati da Bardotti. Altrettanto cruciale è Samba delle benedizioni (Samba da benção), vero e proprio manifesto esistenziale in cui la filosofia brasiliana del dolore e della bellezza si svela sopra il tocco inconfondibile di Toquinho. Completano il quadro Il pappagallo, La marcia dei poeti e Ohibò, immerse in un clima di registrazione intimo e spontaneo, come una riunione tra amici densa di fumo, saudade e poesia.
Perché è fondamentale?
Perché è il primo, vero disco di contaminazione transnazionale e interdisciplinare della nostra discografia. Sdogana la musica popolare dimostrando che può dialogare alla pari con la grande poesia novecentesca e stabilisce definitivamente quell'asse culturale tra Italia e Brasile (la famosa "saudade" che incontra la malinconia italiana) che farà scuola per tutti gli anni Settanta. Una testimonianza preziosissima di un'epoca in cui l'arte dell'incontro generava capolavori.
