047 - Paolo Pietrangeli - Mio caro padrone domani ti sparo

 

Casa discografica: I Dischi del Sole 
Anno: 1970
Produttore: I Dischi del Sole / Nuovo Canzoniere Italiano
Regione: Lazio

Se la grande stagione del pop e del beat si muove tra studi di registrazione sofisticati e trasmissioni televisive, l'altra faccia dell'Italia di fine decennio pulsa nelle piazze, nelle fabbriche occupate e nelle assemblee studentesche. Pubblicato all'inizio degli anni Settanta ma specchio fedele dell'esplosione sociale del Sessantotto, Mio caro padrone domani ti sparo di Paolo Pietrangeli — esponente di punta del Nuovo Canzoniere Italiano — è il documento sonoro più intransigente, politico e lucido della canzone di lotta italiana.

Il disco rifugge completamente qualsiasi logica commerciale o edulcorazione melodica. L'accompagnamento musicale è ridotto all'osso, affidato alle chitarre acustiche dello stesso Pietrangeli, di Giovanna Marini (voce storica del folk politico italiano, che firma anche le note di copertina insieme a Michele L. Straniero), di Alberto Ciarchi e a interventi misurati di spinetta e mandola. Al centro di tutto c'è la voce — spesso corale, militante, priva di filtri patinati — e soprattutto la forza deflagrante dei testi.

La scaletta è un vero e proprio breviario della contestazione operaia e studentesca. Contiene pietre miliari assolute come Contessa ("E se il deretano vi scotta / ve lo faremo bruciar..."), destinata a diventare l'inno collettivo per eccellenza dei cortei di tutto il paese, capace di unire geometricamente la lotta degli operai e quella degli studenti — nata, secondo un aneddoto raccontato più volte da Pietrangeli, da una conversazione borghese intercettata per caso in un elegante caffè romano, che gli ispirò l'immagine di quella "contessa" tanto sprezzante quanto ignara. Ma il disco non si esaurisce nello slogan: brani come Valle Giulia (cronaca diretta e partecipata degli scontri romani), Il vestito di Rossini, La leva e la stessa Mio caro padrone domani ti sparo analizzano con lucidità tagliente i rapporti di forza sociali, la repressione, l'alienazione del lavoro in fabbrica e l'ipocrisia della borghesia perbenista.

Perché è fondamentale?
Perché rappresenta il vertice della canzone politica italiana, strappandola alla retorica folkloristica o celebrativa per trasformarla in cronaca militante, tagliente e di acuta analisi sociologica. Pietrangeli dimostra che la canzone può farsi strumento d'agitazione diretta, documento storico e spietato specchio delle contraddizioni di un Paese in fiamme.