044 - Mina - Mina alla Bussola da vivo
Casa discografica: PDU
Anno: 1968 (Maggio)
Produttore: Augusto Martelli (arrangiamenti e direzione d'orchestra)
egione: Lombardia
Si tratta del primo album dal vivo pubblicato da una cantante italiana. Per celebrare i dieci anni di carriera (iniziata proprio nell'estate del 1958), Mina sceglie il palcoscenico più prestigioso ed esclusivo della mondanità italiana dell'epoca: La Bussola di Marina di Pietrasanta, in Versilia, il leggendario locale gestito da Sergio Bernardini. Registrato la sera del 14 aprile 1968 e pubblicato il mese successivo dalla PDU (l'etichetta discografica indipendente fondata l'anno prima dalla stessa Mina e dal padre Giacomo), questo disco cattura un'artista all'apice assoluto della sua potenza vocale e interpretativa.
Senza le reti di salvataggio e le sovraincisioni dello studio, Mina si esibisce accompagnata da una big band diretta dal maestro Augusto Martelli, con un organico che include musicisti del calibro di Oscar Valdambrini alla tromba, Eraldo Volonté al sax tenore e Gianni Bedori al piano — nomi che arrivano dritti dal jazz italiano del decennio precedente e che stai già seguendo nella tua guida. Il risultato è un documento sonoro impressionante: la voce di Mina è un fiume in piena, capace di passare da sussurri vellutati a vertiginosi acuti di un'intensità quasi spaventosa, tenendo in pugno un pubblico elegante e adorante con un carisma magnetico.
La scaletta è il ritratto perfetto degli orizzonti musicali della Mina di fine decennio. Messa da parte l'ingenuità degli anni urlatori, il disco si apre con l'omaggio alla grande musica brasiliana, di cui Mina è pioniera e finissima interprete in Italia: Chi dice non dà (traduzione del Canto de Ossanha di Baden Powell e Vinícius de Moraes) e, più avanti, C'è più samba di Chico Buarque, con testo di Bruno Lauzi. Nel mezzo c'è spazio per i grandi successi italiani, come una maestosa La voce del silenzio (cover del brano presentato a Sanremo 1968 da Tony Del Monaco e Dionne Warwick) e Un colpo al cuore, ma anche per il doveroso e toccante omaggio a Luigi Tenco con Se stasera sono qui, su musica dello stesso Tenco e testo di Mogol. Le incursioni nel repertorio anglofono con Cry e Per ricominciare (cover di Can't Take My Eyes Off You) dimostrano una padronanza tecnica e ritmica degna delle più grandi interprete jazz e soul internazionali, mentre Allegria e Deborah completano il quadro.
Perché è fondamentale?
Perché fissa su vinile la supremazia tecnica ed espressiva di Mina in dimensione live, inaugurando inoltre la felice e storica trilogia dei suoi dischi dal vivo alla Bussola (a cui seguiranno quelli del 1972 e il celeberrimo addio alle scene del 1978). È la prova provata che la più grande voce italiana non aveva bisogno di alcun filtro da studio per sprigionare la sua magia.