041 - I Ribelli - I Ribelli

 

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1968 (ottobre)
Produttore: Ricky Gianco
Regione: Lombardia

Pubblicato nell'ottobre del 1968 dalla Dischi Ricordi, l'album omonimo dei Ribelli rappresenta il testamento discografico di una band formidabile, passata alla storia per essere stata la spina dorsale di Adriano Celentano (il "Clan") prima di spiccare il volo autonomamente. Guidati da musicisti di straordinario talento come il tastierista e cantante Demetrio Stratos (la cui voce potente e inconfondibile sta per esplodere in tutta la sua grandezza), il chitarrista Giorgio Benacchio e il batterista Gianni Dall'Aglio, i Ribelli pubblicano un capolavoro di transizione tra il soul battagliero e le prime avvisaglie del rock progressivo.

Il disco è essenzialmente una raccolta dei 45 giri di maggior successo del biennio precedente, arricchita da un paio di brani inediti. L'apice commerciale e artistico è senza dubbio Pugni chiusi, testo di Luciano Beretta musicato dallo stesso Dall'Aglio insieme a Ricky Gianco: una ballata soul disperata e maestosa, impreziosita da un attacco d'organo memorabile e da un'interpretazione vocale di Demetrio Stratos che toglie il fiato, destinata a diventare un immortale classico della nostra musica leggera — tanto da valergli anche un passaggio nel film "La più bella coppia del mondo" di Camillo Mastrocinque.

La scaletta scorre con un impatto ritmico impressionante. Spicca Chi mi aiuterà, versione italiana di You Keep Me Hangin' On delle Supremes, ma arrangiata con un piglio più vicino alla rilettura psichedelica dei Vanilla Fudge, con la chitarra elettrica di Benacchio in gran spolvero. Tra gli inediti aggiunti alla raccolta compaiono anche una cover del classico rhythm and blues Get Ready e La nostra favola (rilettura di Delilah di Tom Jones), cantata per la prima volta in veste di solista proprio da Gianni Dall'Aglio. La produzione, curata da Ricky Gianco, regala alla band un suono pulito ma roccioso, esaltando l'interplay tra l'Hammond di Stratos e le chitarre taglienti.

Perché è fondamentale?
Perché fissa l'apice tecnico ed espressivo del beat italiano prima della sua dissoluzione. In questo disco il genere perde l'ingenuità adolescenziale e si tinge di profondo soul e di una ricerca armonica avanzata, offrendo al contempo il primo grande palcoscenico alla voce titanica e rivoluzionaria di Demetrio Stratos.