046 - I Ribelli - I Ribelli

 

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1968 (ottobre)
Produttore: Ricky Gianco
Regione: Lombardia

Pubblicato nell'ottobre del 1968 dalla Dischi Ricordi, l'album omonimo dei Ribelli rappresenta il testamento discografico di una band formidabile, passata alla storia per essere stata la spina dorsale di Adriano Celentano (il "Clan") prima di spiccare il volo autonomamente. Guidati da musicisti di straordinario talento come il tastierista e cantante Demetrio Stratos (la cui voce potente e inconfondibile sta per esplodere in tutta la sua grandezza), il chitarrista Giorgio Benacchio, il bassista Angel Salvador e il batterista Gianni Dall'Aglio, i Ribelli pubblicano un capolavoro di transizione tra il soul battagliero e le prime avvisaglie del rock progressivo.

Il disco è essenzialmente una raccolta dei 45 giri di maggior successo del biennio precedente, arricchita da un paio di brani inediti. Il disco si apre con la melodica Come sempre per poi passare subito a un suono più hard (con una chitarra elettrica in primo piano) di Chi mi aiuterà, versione italiana di You Keep Me Hangin' On delle Supremes, ma arrangiata con un piglio più vicino alla rilettura psichedelica dei Vanilla Fudge. Il suono "motown" continua con Baby è un'abitudine (cover di Baby Now That I've Found You dei Foundations) per poi cambiare con la raggiante Un giorno se ne va e con Arcobaleno (una rilettura di Over the rainbow). 

Dopo la breve e dimenticabile Yummy Yummy si passa al lato B del disco che contiene i veri capolavori, come se I Ribelli avessero scherzato fino adesso. Il lato si apre con la celebre Pugni chiusi, testo di Luciano Beretta musicato dallo stesso Dall'Aglio insieme a Ricky Gianco: una ballata soul disperata e maestosa, impreziosita da un attacco d'organo memorabile e da un'interpretazione vocale di Demetrio Stratos che toglie il fiato, destinata a diventare un immortale classico della musica italiana. Poi si passa all'inedita cover del classico rhythm and blues Get Ready e La nostra favola (rilettura di Delilah di Tom Jones), cantata per la prima volta in veste di solista proprio da Gianni Dall'Aglio. Infine la battistiana e Nel sole, nel vento, nel sorriso, nel pianto con testo di Mogol e musiche di Battisti. La produzione, curata da Ricky Gianco, regala alla band un suono pulito ma roccioso, esaltando l'anima soul e R&B della band, una produzione muscolare  e coraggiosa, capace di invecchiare decisamente meglio rispetto a quella dei dischi di tanti loro contemporanei. È il perfetto testamento sonoro di una band che stava traghettando la musica italiana dal beat al rock più maturo. 

Perché è fondamentale?
Perché fissa l'apice tecnico ed espressivo del beat italiano prima della sua dissoluzione. In questo disco il genere perde l'ingenuità adolescenziale e si tinge di profondo soul e di una ricerca armonica avanzata, offrendo al contempo il primo grande palcoscenico alla voce titanica e rivoluzionaria di Demetrio Stratos.

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