041 - Adriano Celentano - Azzurro / Una carezza in un pugno
Casa discografica: Clan Celentano
Anno: 1968
Produttore: Miki Del Prete
Regione: Lombardia
Settimo album in studio di Celentano, il disco porta un doppio titolo per una ragione precisa: lo stesso Celentano volle che entrambi i brani del 45 giri che lo trainava — Azzurro (scritta per lui da Paolo Conte, Vito Pallavicini e Michele Virano) e Una carezza in un pugno — avessero pari dignità in copertina, senza che l'uno fosse relegato a semplice lato B dell'altro. È un dettaglio che dice già molto della logica con cui lavorava il Clan: non un solo autore-star da promuovere, ma un ecosistema di firme diverse messe sullo stesso piano.
Ed è proprio questo il vero valore dell'operazione, più che la qualità isolata delle singole tracce: il disco funziona come catalogo vivente di tutte le anime che convivevano dentro il Clan Celentano nel 1968 (Luciano Beretta, Miki Del Prete, Gino Santercole, Nando De Luca, Claudia Mori, Don Backy, Detto Mariano, Ico Cerutti etc...), e allo stesso tempo lascia già intravedere la figura del Celentano "predicatore" che si affermerà negli anni successivi. Torno sui miei passi rivendica le sonorità rock contro la moda effimera del beat, quasi una predica in musica contro le mode passeggere, e anticipa proprio quell'attitudine da fustigatore di costumi. La coppia più bella del mondo (già uscita su 45 giri l'anno prima) diventa un vero fenomeno di costume proprio perché difende l'indissolubilità del matrimonio nel pieno del dibattito politico e sociale sul divorzio, che l'Italia introdurrà di lì a due anni, nel 1970. Un bimbo sul leone, dietro l'apparente filastrocca, nasconde una critica quasi ante litteram all'antropocentrismo ("che le bestie siamo noi!"), mentre Eravamo in 100.000 affronta l'incomunicabilità e il rimpianto amoroso in chiave moderna: un uomo perde di vista la donna amata in una folla oceanica, metafora della nascente società di massa e dell'alienazione delle grandi città.
C'è poi la vena cantautorale "esterna" di Paolo Conte, il recupero dello swing italiano (Buonasera signorina, ripresa da Fred Buscaglione), il duetto coniugale con Claudia Mori, e soprattutto Don Backy, che firma Canzone: non a caso, questo resterà l'ultimo album in studio di Celentano a contenere brani di Don Backy, proprio mentre il sodalizio tra i due si stava avviando alla rottura. In questo senso il disco fotografa, quasi senza volerlo, un equilibrio interno al Clan già in fase di ricomposizione.
L'album arrivò al quinto posto della classifica italiana, mentre il 45 giri Azzurro/Una carezza in un pugno chiuse il 1968 come singolo più venduto dell'anno.

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