031 - Primitives - Blow Up
Casa discografica: ARC / Piper Club Series
Anno: 1967
Produttore: Alberigo Crocetta
Regione: Regno Unito / Lazio
Pubblicato nel 1967 per la ARC (la storica sottoetichetta della RCA dedicata ai giovani e legata a doppio filo al leggendario Piper Club di Roma), Blow Up è l'album d'esordio dei The Primitives. Nato sotto l'intuizione e la produzione di Alberigo Crocetta (avvocato e, insieme a Giancarlo Bornigia, fondatore e patron del Piper, inaugurato il 17 febbraio 1965 in via Tagliamento), il disco porta la firma di un progetto artistico precisissimo: consacrare su vinile il sound che faceva impazzire i giovani romani. La band, tra l'altro, era arrivata in Italia quasi per caso: notata da Crocetta e da Gianni Boncompagni durante un'esibizione in un locale di Soho a Londra, fu scritturata per un'estate a Viareggio (dove restò bloccata anche a causa della celebre alluvione del 1966) prima di sbarcare stabilmente al Piper.
Guidati dal carisma magnetico del biondissimo frontman Mal Ryder e da una line-up formidabile che comprende Dave Sumner alla chitarra, Jay Roberts al basso (celebre per suonare un basso a sole tre corde) e un giovanissimo Pick Withers (futuro batterista dei Dire Straits) alle pelli, i Primitives pubblicano un lavoro che trasuda energia garage e rhythm and blues.
Il titolo dell'album è un omaggio sfacciato alla Swinging London e al capolavoro omonimo di Michelangelo Antonioni uscito in quegli stessi mesi, e la musica rispecchia esattamente quell'immaginario: chitarre fuzz, ritmiche implacabili, giacche di pelle e un impatto live devastante. Il disco raccoglie i singoli che li avevano resi i padroni in assoluto del locale di Via Tagliamento, mescolando cover incendiarie e adattamenti geniali firmati in italiano da penne del calibro di Luigi Tenco e Sergio Bardotti.
La scaletta è un vero e proprio catalogo di adrenalina. Si parte con la tiratissima Gimme Some Lovin' (degli Spencer Davis Group) e con l'immancabile Yeeeeeeh! (versione di I Ain't Gonna Eat My Heart Anymore), L'ombra di nessuno (adattamento di Standing in the Shadows of Love dei Four Tops) e la trascinante Johnny no (Thunder 'n Lightnin'), impreziosita proprio dal testo di Tenco. C'è spazio anche per incursioni nel soul e nel funk nero americano con Sookie, Sookie di Don Covay e Mohair Sam, a dimostrazione di una padronanza tecnica che ben pochi complessi dell'epoca potevano vantare.
