030 - Luigi Tenco - Tenco
Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1966
Arrangiamenti e direzione: Ruggero Cini
Produttore: Paolo Dossena
Regione: Liguria / Piemonte
Pubblicato nel 1966, Tenco è il terzo e ultimo album in studio pubblicato in vita dal cantautore (dopo l'esordio omonimo su Ricordi e il successivo disco su Jolly). Il passaggio alla corazzata della RCA Italiana, e il trasferimento a Roma, coincidono anche con un momento personale intenso: è in questo periodo che Tenco conosce Dalida, con cui inizia una relazione — la stessa artista che, con un destino quasi beffardo, canterà al suo fianco Ciao amore ciao a Sanremo pochi mesi dopo, la sera della sua suicidio. Il passaggio alla RCA porta in dote anche gli arrangiamenti eleganti e stratificati del maestro Ruggero Cini, che confeziona una veste sonora perfetta per l'anima inquieta dell'artista.
Il disco è un vertice assoluto della scuola genovese e svela in modo limpido la doppia anima di Tenco. Da un lato c'è l'introspezione sentimentale, la penna che scava a mani nude nei rimpianti e nelle malinconie. Qui trovano spazio pietre miliari come Lontano, lontano — impreziosita dai cori dei Cantori Moderni di Alessandroni, portata a "Un disco per l'estate" 1966 (dove arrivò ultima in classifica, pur restando ancora oggi il brano più venduto dell'intera carriera di Tenco) e forse dedicata a una compagna del periodo, una certa Valeria, secondo alcune ricostruzioni — la disillusione grigia di Un giorno dopo l'altro (registrato mentre Tenco era sotto le armi per il servizio di leva, e destinato decenni dopo a una seconda vita come sigla di uno sceneggiato Rai, "Il commissario Maigret") e una nuova, e straziante versione di Vedrai vedrai (già apparsa in una veste diversa l'anno precedente), dedicata alla madre.
Dall'altro lato, emerge il Tenco più spigoloso, anarchico e politicamente consapevole. Brani come Io sono uno, Ognuno è libero ed E se ci diranno tracciano il ritratto di un cantautore insofferente al perbenismo borghese, antimilitarista e ferocemente alienato dal conformismo di massa — una vena che in quegli stessi mesi lo porta anche a scrivere, con Sergio Bardotti, i testi italiani di due brani per i Primitives di Mal (Yeeeeeh! e Johnny no!) e a farsi promotore, insieme ad altri cantautori, del manifesto della "linea gialla" per un beat più libero e socialmente impegnato. Tenco non si limita a cantare l'amore, ma processa la società con una lucidità spietata, rifiutando a muso duro l'ipocrisia dell'Italia del boom.
La scaletta si completa con episodi di grande intensità come Uno di questi giorni ti sposerò, Se sapessi come fai, Come tanti altri, Io vorrei essere là, Amore, amore mio e Ma dove vai. L'intero LP è pervaso da un'urgenza espressiva clamorosa che, ascoltata con il senno di poi — conoscendo la tragedia che si consumerà pochi mesi dopo al Festival di Sanremo del 1967 — lascia i brividi.
