001 - Fred Buscaglione - Fred Buscaglione & i suoi Asternovas
Casa discografica: Cetra
Anno: 1956
Autori: Fred Buscaglione (musica) e Leo Chiosso (testi)
Regione: Piemonte
Si tratta di uno dei primissimi (se non il primo) Long Playing di musica leggera in Italia, negli stessi mesi in cui uscì il primo LP di Natalino Otto e di Claudio Villa. Nel 1956 l'Italia musicale era ancora profondamente ancorata alla retorica del belcanto e alle melodie tradizionali e la pubblicazione del primo long-playing di Fred Buscaglione rappresenta un autentico strappo stilistico e culturale. Edito dalla Cetra (non ancora fusasi con la Fonit) nel formato a 25 centimetri, l'album raccoglie e sistematizza i primissimi exploit discografici dell'artista torinese, arrivati dopo una serie di 78 e 45 giri pubblicati a partire dal 1955. Questa operazione cristallizza l'invenzione di una delle maschere più geniali dello spettacolo italiano: il fuorilegge dal cuore tenero, immerso in un immaginario hardboiled di chiara derivazione americana.
Sotto il profilo strettamente musicale, il disco poggia sulle fondamenta jazzistiche di Buscaglione e della sua formidabile orchestra, gli Asternovas (tra cui Franco Pisano alla chitarra, Berto Pisano al contrabbasso e Giulio Libano alla tromba). La scelta di posizionare come traccia di apertura lo strumentale Dixieland '53 non è affatto casuale: funge da vera e propria dichiarazione d'intenti. Prima di scivolare nella parodia e nel personaggio cantato, il gruppo mette in chiaro la propria caratura tecnica, dimostrando di padroneggiare in modo assoluto il linguaggio del jazz tradizionale, dello swing e del boogie-woogie, affinato in anni di gavetta nei night club.
Su questa impalcatura ritmica si innesta il talento letterario del paroliere Leo Chiosso, amico fraterno di Fred. Il pezzo-chiave è Che bambola, il primo vero successo di Buscaglione, capace di vendere quasi un milione di copie l'anno precedente senza alcun battage pubblicitario — e curiosamente la canzone si apre con il suono di un campanello e si chiude con quello di un cuculo, piccolo esempio di quella rumoristica che diventerà tratto distintivo del suo repertorio. La scaletta alterna poi il registro ironico e "malavitoso" (Porfirio Villarosa, in chiave spagnoleggiante, Pensa ai fatti tuoi) a momenti più romantici (Niente visone) o fiabeschi (Giacomino, già lato B di Che bambola), fino ad aperture verso il repertorio internazionale e la tradizione italiana, con il mambo di Pérez Prado (Silbando Mambo) e una rilettura del classico Tango delle capinere di Bixio Cherubini.
La modernità del suono è sbalorditiva per gli standard dell'epoca: la vocalità roca, sincopata e "parlata" di Buscaglione piega la lingua italiana ai ritmi sincopati statunitensi. Va detto, però, che sul momento il disco non ottenne un grande riscontro commerciale: fu piuttosto un tassello che contribuì, nel tempo, a far conoscere meglio il personaggio — la vera consacrazione popolare sarebbe arrivata negli anni immediatamente successivi.
Da un punto di vista archivistico, la discografia di Buscaglione è notoriamente complessa e frammentata in innumerevoli e disordinate raccolte postume. Identificare e catalogare l'LPA 42 permette di fotografare il momento esatto in cui il suo progetto fa il suo ingresso nel mercato del formato esteso.

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