027 - Equipe 84 - Io ho in mente te
Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1966
Produttore: Pier Farri
Regione: Emilia-Romagna
Questo è l'album che consacra definitivamente il Beat in Italia come fenomeno di massa maturo e strutturato. Pubblicato dalla Ricordi nel 1966, Io ho in mente te è il secondo 33 giri dell'Equipe 84, la band capitanata da Maurizio Vandelli, Victor Sogliani, Franco Ceccarelli e Alfio Cantarella — un nome, "Equipe 84", suggerito proprio da un amico del gruppo, tale Pier Farri: la parola francese doveva "suonare bene" anche fuori dai confini italiani, mentre l'origine dell'84 resta incerta (probabilmente la somma delle età dei quattro membri al momento della fondazione).
Se il loro esordio dell'anno precedente esplorava un rhythm and blues ancora acerbo, qui il gruppo tira fuori un lavoro calibrato e formidabile — il disco riporta perfino in copertina, per ogni canzone, gli strumenti utilizzati, segno di una cura di registrazione decisamente superiore al precedente. La ricetta è sempre quella del "furto d'autore" ai danni delle classifiche anglofone, ma la qualità degli adattamenti raggiunge vette altissime. Il brano che dà il titolo al disco, Io ho in mente te, è una rielaborazione magistrale di You Were on My Mind di Sylvia Fricker (scritta, secondo la leggenda, nella vasca da bagno di un hotel di Greenwich Village, l'unico posto dove non arrivavano gli scarafaggi), trasformata grazie al testo italiano di Mogol in un vero e proprio inno generazionale che vincerà il Cantagiro 1966.
L'intero disco scorre come un juke-box perfetto: troviamo Alti nel cielo (cover di Somebody Groovy dei Mamas and the Papas), Ieri in lei (che adatta Every Day dei Moody Blues), Resta (versione di Stay, originariamente di Maurice Williams and the Zodiacs) e l'immancabile e tesa Bang bang, cover del successo scritto da Sonny Bono per la moglie Cher, con testo italiano firmato da Gaspare Gabriele Abbate e Giuseppe Gramitto Ricci. C'è pure una piccola curiosità "al contrario": Wanna Pray è la versione inglese, scritta dallo stesso Vandelli, di Un giorno tu mi cercherai, il brano che il gruppo aveva portato a Sanremo l'anno prima e che, essendo di proprietà della Vedette (etichetta precedente), non poté essere inserito nell'album con il suo testo originale.
Ed è invece Auschwitz la vera "carta coperta" di questo LP. A chiudere l'album, in maniera quasi aliena rispetto all'euforia beat delle altre tracce, c'è un capolavoro assoluto scritto da un giovane studente emiliano: Francesco Guccini (non ancora iscritto alla SIAE, per cui il brano fu ufficialmente firmato da "Lunero" e dallo stesso Vandelli). Il pezzo, cantato a strofe alternate da Vandelli e Sogliani, affronta il tema dell'Olocausto con un respiro folk epico e doloroso, dimostrando che i "capelloni" potevano farsi carico di una profondità lirica e civile fino a quel momento inedita per la musica giovanile italiana — uscì anche su 45 giri, ma solo come lato B, con Bang bang sul lato principale.
