026 - I Corvi - Un ragazzo di strada

 

Casa discografica: Ariston 
Anno: 1966
Produttore: Alfredo Rossi  
Regione: Emilia-Romagna

Ecco il lato più selvaggio, ruvido e "garage" dell'ondata Beat italiana. Se altri gruppi mantenevano un certo garbo pop, I Corvi decidono di sporcare i suoni, alzare gli amplificatori e indossare i panni dei "cattivi ragazzi". Il loro album d'esordio, pubblicato nel 1966 dall'etichetta Ariston, è un concentrato di energia elettrica e ribellione giovanile. La formazione, di Parma, era completata da Angelo Ravasini (voce, chitarra), Fabrizio "Billo" Levati (chitarra), Italo "Gimmi" Ferrari (basso) e Claudio Benassi (batteria); sono loro stessi, in interviste successive, a rivendicare con orgoglio l'etichetta di "primo gruppo garage italiano" e a definire Un ragazzo di strada "il primo vero brano rock d'Italia" — un'autodefinizione confermata indirettamente da Vasco Rossi, che ha scelto di eseguire proprio quel brano durante un concerto del 1° maggio 2009.

L'album prende il titolo dalla loro hit dirompente, Un ragazzo di strada, che altro non è se non una potentissima e indurita cover del brano I Ain't No Miracle Worker dei Brogues. Con il suo incedere di basso (affidato a Italo Gimmi Ferrari), l'uso dei distorsori e un'attitudine sfrontata, il pezzo divenne rapidamente un inno generazionale senza precedenti in Italia.

La formula del disco segue la prassi dell'epoca: prendere successi internazionali e piegarli all'italiano, ma I Corvi lo fanno con una spigolosità rara. Troviamo così una tesissima Bang Bang posta in apertura del lato B — cover di Bang Bang (My Baby Shot Me Down) di Sonny Bono, lo stesso brano che nello stesso periodo veniva inciso anche da Equipe 84 e da Dalida (la cui versione arriverà addirittura al primo posto della hit parade italiana nel gennaio 1967) — la trasognata Che strano effetto (adattamento di This Strange Effect, scritta niente meno che da Ray Davies dei Kinks) e Voglio finirla...! (che riprende To Try For The Sun di Donovan).

La tracklist originale su vinile del 1966 si chiudeva con il brano Resterai (cover di I Don't Mind di James Brown), pezzo che in una successiva e nota ristampa del 1977 (curata dalla Oxford) verrà rimpiazzato da Sospesa a un filo. In mezzo ci sono altri brani come Datemi una lacrima per piangere, Luce e I colori, che mantengono altissima la tensione elettrica dell'intero LP grazie anche al ritmo martellante della batteria di Claudio Benassi.

Perché è fondamentale?
Perché rappresenta il punto di partenza del garage rock nel nostro Paese. I Corvi dimostrano che la musica italiana poteva accogliere non solo belle melodie, ma anche la ruvidezza viscerale, i suoni distorti e un'attitudine sfacciatamente provocatoria.