022 - Caterina Caselli - Casco d'oro

 

Casa discografica: CGD
Anno: 1966
Arrangiamenti e direzione: Franco Monaldi (con Willy Brezza)
Regione: Emilia-Romagna

Nata a Modena e cresciuta a Sassuolo, Caterina Caselli si fa le ossa a livello musicale suonando il basso nei locali. Nel 1966, con l'uscita del suo primo LP Casco d'oro (per via del soprannome legato al suo iconico caschetto biondo), si trasforma istantaneamente in una delle protagoniste assolute dell'ondata Beat italiana.

Il fulcro del disco è, ovviamente, la dirompente Nessuno mi può giudicare. Portata al Festival di Sanremo nel 1966 (in coppia, secondo l'uso dell'epoca, con il cantante inglese Gene Pitney), la canzone era stata clamorosamente scartata da Adriano Celentano. Affidata all'energia e alla voce graffiante della Caselli, diventa in un attimo un inno generazionale irrefrenabile: vende oltre un milione di copie, si aggiudica il disco d'oro e resta per undici settimane al primo posto delle classifiche, risultando il singolo più venduto dell'intera edizione di quel Sanremo.

Pubblicato su etichetta CGD e arrangiato quasi per intero dal maestro Franco Monaldi (fa eccezione un solo brano, affidato alla direzione di Willy Brezza), l'album svela un'anima e un respiro marcatamente internazionali. Da una parte mette in fila formidabili brani originali come Perdono, Cento giorni, L'uomo d'oro ed È la pioggia che va. Dall'altra, presenta adattamenti coraggiosi che mettono in luce il lato più nero e rhythm and blues della cantante: la ruvida Tutto nero (versione italiana di Paint It, Black dei Rolling Stones), Puoi farmi piangere (adattamento di I Put A Spell On You) e una notevole interpretazione in lingua inglese di I Believe To My Soul di Ray Charles — brano che l'anno successivo, nel 1967, sarà anche protagonista di una scena nel film "Io non protesto, io amo". A completare il quadro delle cover c'è anche Kicks, ripresa da Paul Revere & the Raiders, altro segnale di quanto l'album guardasse dritto al meglio del beat e del R&B americano di quegli anni.

Perché è fondamentale?
Perché con questo disco Caterina Caselli scarta lo stereotipo della cantante melodica, rassicurante e tradizionale. Brandendo il suo basso e rivendicando un piglio ribelle, inaugura l'urgenza del Beat internazionale all'interno della musica italiana, offrendo un modello di emancipazione nuovo ed elettrico.