018 - Il Nuovo Canzoniere Italiano - Bella ciao

 

Casa discografica: I Dischi del Sole
Anno: 1965
Produttore: Gianni Bosio, Roberto Leydi, Filippo Crivelli
Regione: tutte le regioni

Se c'è un disco che ha ridefinito il concetto stesso di "musica popolare" in Italia, è proprio Bella ciao. Il vinile, pubblicato nel 1965 dall'etichetta militante I Dischi del Sole, racchiude il materiale dello storico e scandaloso spettacolo ideato da Roberto Leydi e diretto da Filippo Crivelli al Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1964 — uno spettacolo che aveva potuto debuttare in un contesto istituzionale e conservatore come quello spoletino solo grazie all'amicizia di Leydi con Nanni Ricordi, all'epoca nella direzione del festival, e che gli costerà proprio le dimissioni dopo le polemiche. Uno spettacolo entrato dritto nella storia del costume e della cronaca giudiziaria italiana: durante l'esecuzione di O Gorizia tu sei maledetta — cantata da Michele L. Straniero solo per un improvviso calo di voce di Sandra Mantovani, titolare del brano — la provocazione contro la retorica bellica fu tale (con l'aggiunta di una strofa non prevista in scaletta, durissima contro gli "ufficiali traditori") che Straniero venne denunciato per vilipendio alle Forze Armate, scatenando disordini in sala e una bufera mediatica nazionale.

Ma al di là dello scandalo, l'album è un documento politico e culturale di un valore inestimabile. Raccoglie una serie straordinaria di canti di lavoro, di carcere, d'amore, di guerra e di protesta, affidati alle voci di alcuni dei più grandi ricercatori sul campo e interpreti del canto popolare: da una monumentale Giovanna Daffini a Giovanna Marini, passando per Caterina Bueno, Sandra Mantovani, Michele L. Straniero e il Gruppo Padano di Piadena. Brani come La lizza delle Apuane, Gli scariolanti, Sciur padrun da li beli braghi bianchi, Amore mio non piangere e La Lega restituiscono la fotografia viva e mai addomesticata dell'Italia "dal basso": mondine, contadini, operai, emigranti, soldati mandati al macello.

Il brano guida, Bella ciao, compare in due vesti: quella ritmica ed epica delle mondine e quella — diventata poi simbolo universale — della Resistenza partigiana. È proprio su questo doppio volto che negli anni si è consumato un piccolo giallo storiografico: si è a lungo creduto che la versione partigiana derivasse da quella delle mondine, ma ricerche più recenti hanno capovolto la sequenza. Fu un ex "scerbo" ("mondina" declinato al maschile) Vasco Scansani a rivendicare di aver scritto il testo della versione risaia nel 1951-52, adattando la melodia del canto partigiano — e non il contrario. Un dettaglio che, paradossalmente, rende ancora più vero lo spirito del disco: il canto popolare come materia viva che si riscrive di continuo, non come reperto fissato una volta per tutte. Questa scelta riflette perfettamente il metodo etnografico e rigoroso di Gianni Bosio e del Nuovo Canzoniere Italiano: il canto popolare non è un reperto da museo o per turisti, ma una materia viva, un testo storico che cambia, si trasforma e documenta le lotte sociali e la memoria collettiva del Paese.

Con questo disco la musica di tradizione orale esce dalle cerchie ristrette degli accademici e irrompe nel dibattito culturale e politico degli anni Sessanta, cambiando per sempre il modo in cui l'Italia guarda e ascolta le proprie radici.

Perché è fondamentale?
Perché trasforma il canto di tradizione orale in storia sociale e militante. È il disco manifesto dell'etnomusicologia italiana moderna, capace di strappare la cultura popolare agli stereotipi folkloristici per restituirle tutta la sua carica sovversiva e umana.