015 - Milva - Le canzoni del tabarin / Canzoni da cortile

 

Casa discografica: Cetra
Anno: 1964
Produttore: Maurizio Corgnati
Regione: Emilia-Romagna

Con Le canzoni del Tabarin / Canzoni da cortile, Milva cambia decisamente e coraggiosamente direzione. Il disco, pubblicato dalla Cetra nel febbraio 1964, non nasce come la solita raccolta di singoli di successo sanremesi, ma come un progetto organico e ambizioso dedicato al recupero della canzone italiana degli anni Venti e Trenta. L'idea è di Maurizio Corgnati, sposato dalla cantante nel 1961 (l'anno dopo la nascita della figlia Martina, oggi nota critica d'arte), mente intellettuale che ha avuto il merito di intuire le straordinarie potenzialità drammatiche di Milva, mentre gli arrangiamenti e la direzione dell'orchestra sono affidati al maestro Gino Negri.

Nel 1964 Milva è già un nome affermato, ma ancora giovanissima sulla scena: originaria di Goro, nel Ferrarese, aveva mosso i primi passi cantando nelle balere della zona con lo pseudonimo di Sabrina, prima di vincere nel 1959 il concorso RAI "Voci Nuove" su 7.600 concorrenti — il trampolino che le aprì le porte della Cetra e di Sanremo (terza nel 1961 con Il mare nel cassetto, seconda nel 1962 con Tango italiano). È proprio in questi anni che i critici le affibbiano il soprannome "la Pantera di Goro", per completare il celebre "tris zoologico" della canzone italiana insieme alla "Tigre di Cremona" (Mina) e alla futura "Aquila di Ligonchio" (Iva Zanicchi).

La natura più originale dell'album, però, è la sua struttura bifronte, dichiarata fin dall'oggetto fisico del disco: non un LP unico, ma due facciate concepite come due dischi a sé, ciascuna con titolo e copertina propria. Il lato A, Le canzoni del Tabarin, è il mondo delle luci e della decadenza dei café-chantant, con la loro ironia scoperta e la loro leggerezza mondana; il lato B, Canzoni da cortile, è invece l'anima popolare e melodrammatica del cantastorie da strada, fatta di miseria, lavoro e sentimenti portati all'eccesso. Sono due Italie musicali che convivono nello stesso solco senza mai fondersi, e proprio in questo dualismo — più che nella somma dei singoli brani — sta l'intuizione più moderna del disco: un concept che non racconta una storia lineare, ma mette in scena un contrasto di classi e di registri, lasciando all'ascoltatore il compito di attraversare i due mondi.

È un vero viaggio archeologico nella musica italiana: sul lato "Tabarin" riemergono classici come Scettico blues, Creola, Gastone di Ettore Petrolini e Lucciole vagabonde; sul lato "Cortile" trovano spazio Balocchi e profumi, Spazzacamino, Miniera, Le rose rosse, Il tango delle capinere, Ladra e Finestra chiusa. Sono canzoni nate decenni prima, originariamente legate a interpreti leggendari come Gino Franzi, Isa Bluette e lo stesso Petrolini.

La cifra geniale dell'album è che Milva non cerca di "modernizzare" questo repertorio. Al contrario, gli arrangiamenti di Negri cercano di ricreare con precisione filologica il clima dell'epoca, chiedendo all'interprete un trasformismo vocale assoluto capace di seguire il disco nelle sue due anime: ironica e canzonatoria in Gastone, quasi caricaturale in Scettico blues sul lato "Tabarin"; scura e viscerale in Balocchi e profumi e Miniera sul lato "Cortile". È una prova di maturità sbalorditiva per una cantante che, pur essendo all'inizio della propria carriera discografica, dimostra di saper dominare registri lontanissimi tra loro — e di tenerli separati e distinti, quasi fossero due dischi in uno.

Il disco non spaventa il pubblico: entra nella classifica italiana nel gennaio 1964 e raggiunge la sesta posizione, rimanendovi per quindici settimane. Ma la sua importanza storica va ben oltre il successo commerciale.

Perché è fondamentale?
Perché è uno dei primissimi e più riusciti progetti di recupero filologico della canzone italiana del passato, costruito attraverso un dualismo di facciate che è di per sé un'intuizione concettuale rara per l'epoca. Restituendo dignità e forza teatrale a brani considerati antiquati, Le canzoni del Tabarin / Canzoni da cortile anticipa il destino di Milva, gettando le basi per la grande interprete brechtiana e teatrale dei decenni successivi.