013 - Gianni Morandi - Gianni Morandi
Anno: 1963
Produttore: Direzione artistica RCA (Ennio Melis / Franco Migliacci)
Regione: Emilia-Romagna
Quando esce il suo primo 33 giri, Gianni Morandi ha appena diciotto anni ed è già il volto nuovo per eccellenza della musica italiana. Non si tratta di un album concepito come un'opera organica, ma piuttosto di una tempestiva raccolta dei singoli che lo hanno lanciato nell'anno precedente e nei primi mesi del 1963: Andavo a cento all'ora, Go-Kart Twist e, su tutti, il fenomeno di costume Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. L'unico brano scritto apposta per l'album, mai uscito su 45 giri, è 24 ore al giorno; da segnalare anche Sono contento, prima canzone scritta interamente dallo stesso Morandi, e Corri corri, che fa parte della colonna sonora del film "I motorizzati" (1962) di Camillo Mastrocinque. È la fotografia perfetta di un giovane talento di provincia che la corazzata RCA sta trasformando in un idolo nazionalpopolare.
Morandi è lontano anni luce dall'inquietudine di Luigi Tenco o dalla raffinatezza di Sergio Endrigo, e non ha nemmeno l'aggressività degli "urlatori" che lo hanno preceduto. Il suo mondo è quello dell'Italia del boom economico vista con gli occhi degli adolescenti: motorini, balli, i primi appuntamenti, le scuse per uscire di casa e una vitalità incontenibile. A cucirgli addosso questa immagine di "ragazzo della porta accanto", genuino e figlio del calzolaio di Monghidoro, è soprattutto il paroliere Franco Migliacci, che intuisce il potenziale di quell'entusiasmo rassicurante.
Ma dietro l'apparente semplicità e ingenuità dei testi, c'è una macchina musicale di prim'ordine, paragonabile a ciò che la Motown rappresentava negli Stati Uniti. Andavo a cento all'ora, il suo primo 45 giri, viene inciso negli studi RCA con l'orchestra diretta nientemeno che da Ennio Morricone. Gli arrangiamenti, curati da Morricone e Luis Bacalov, sono impreziositi dai cori dei Cantori Moderni di Alessandroni — lo stesso ensemble che di lì a poco diventerà celebre in tutto il mondo per i cori e i fischi delle colonne sonore morriconiane dei western di Sergio Leone — e i 4+4 di Nora Orlandi. È un pop costruito con rigore assoluto, che prende in prestito il linguaggio internazionale del twist, del doo-wop e del rock'n'roll per addomesticarlo in una versione italianissima, pulita, solare e radiofonica.
Morandi non è ancora l'interprete maturo e trasversale dei decenni successivi, ma il valore storico del disco risiede proprio qui: fissa su vinile la nascita dell'"eterno ragazzo". La sua forza non sta nella rivoluzione d'autore, ma nella capacità di dare un volto, un'energia e una voce riconoscibile a un'intera nuova generazione — capacità che di lì a poco si tradurrà in un vero record discografico, con sei singoli consecutivi al primo posto della hit parade tra il 1964 e il 1966.
Perché è fondamentale? Perché fotografa lo stato dell'arte della macchina pop della RCA: arrangiamenti d'eccellenza al servizio del più duraturo, e discograficamente infallibile, idolo adolescenziale della musica italiana.

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