010 - Sergio Endrigo - Sergio Endrigo

 

Casa discografica: RCA Italiana
Anno: 1962
Produttore: Nanni Ricordi
Regione: Friuli-Venezia Giulia

Il primo, omonimo album di Sergio Endrigo arriva nel 1962, quando l'artista ha già alle spalle anni di gavetta durissima nelle orchestre, nei night club e alcune incisioni per la Tavola Rotonda (spesso con lo pseudonimo di Notturno Italiano). È il passaggio definitivo alla carriera da cantautore solista, un disco di undici canzoni che dimostrano subito quanto sia riduttivo rinchiudere Endrigo nell'etichetta di "cantante melodico".

Naturalmente c'è Io che amo solo te, capolavoro assoluto destinato a diventare uno dei classici più eterni della musica italiana, ma attorno pulsano storie molto meno convenzionali. C'è la nostalgia fumosa di Vecchia balera; c'è l'ironia di Viva Maddalena; c'è Via Broletto 34, che porta la cronaca nera e il delitto passionale metropolitano nella canzone d'autore, come in un romanzo noir francese. E c'è soprattutto Il soldato di Napoleone, in cui Endrigo musica un testo tratto da La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini: un'operazione di un'audacia culturale pazzesca per l'Italia del 1962. È un repertorio che passa dall'amore all'omicidio, dalla memoria personale all'alta poesia.

Anche musicalmente il disco ha un'identità elegantissima. Endrigo è accompagnato dai raffinati arrangiamenti orchestrali di Luis Enriquez Bacalov. La sua voce è sobria, profonda, quasi distaccata, e non cerca mai gli acuti o gli effetti spettacolari tipici dei cantanti dell'epoca. Canta quasi sottovoce. Questa sua innata malinconia non è una posa: nato a Pola, Endrigo era un esule istriano, e si portava dentro il senso di sradicamento di chi ha perso la propria terra. È una caratteristica che il poeta Gaio Fratini, nelle note originali di copertina, descriveva sottolineando una voce «estranea» alle formule e alle mode.

Non è ancora il trionfatore sanremese di Canzone per te o il partner di Vinícius de Moraes, ma la direzione è tracciata.

Perché è fondamentale?
Perché è il disco in cui Sergio Endrigo trova la propria voce inconfondibile, dimostrando che la canzone d'autore può essere contemporaneamente popolare, letteraria e sorprendentemente concreta, inaugurando la figura del cantautore "gentiluomo".