009 - Luigi Tenco - Luigi Tenco
Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1962
Produttore: non indicato
Regione: Liguria
Il primo, omonimo album di Luigi Tenco arriva nel novembre 1962, quando il cantautore ha già alle spalle qualche 45 giri di successo e una gavetta divisa tra la scena genovese e i locali di Milano (dove a inizio carriera cantava persino rock 'n' roll in inglese sotto improbabili pseudonimi come Gigi Mai o Dick Ventuno). Questo 33 giri è il momento in cui ci mette definitivamente la faccia. È un disco ancora in bilico tra il passato e qualcosa di totalmente nuovo: contiene due versioni appena riarrangiate di Quando e Il mio regno, brani già noti e diversi inediti folgoranti. Alla direzione d'orchestra si alternano Giampiero Boneschi, Gian Franco Reverberi e Luis Enriquez Bacalov (quest'ultimo per La mia valle).
Il cambiamento più sconvolgente, per l'epoca, è nei testi. In Mi sono innamorato di te Tenco racconta il sentimento partendo da un incipit clamoroso: «Mi sono innamorato di te / perché non avevo niente da fare». È l'esistenzialismo puro applicato alla musica leggera: l'amore che nasce dalla noia, dal bisogno di sfuggire al vuoto, spazzando via in un colpo solo tonnellate di retorica sanremese. In Una brava ragazza osa ancora di più, smontando i modelli di virtù imposti alle donne e difendendo la libertà sentimentale femminile. Fu uno schiaffo al perbenismo dell'epoca, tanto da attirare su Tenco la scure della severissima censura RAI, che in quel periodo lo bandì dalla televisione.
Anche musicalmente Tenco guarda altrove, grazie alle sue radici jazz. Mi sono innamorato di te, per esempio, ricalca in modo geniale la struttura armonica del celebre standard jazz Autumn Leaves, ma la trasforma in una ballata intollerabilmente intima e personale. Il risultato non è ancora il Tenco disperato di Vedrai, vedrai o Ciao amore ciao, ma contiene tutto il suo DNA.
È un album che oggi può sembrare quasi dimesso, registrato sottovoce, ma proprio per questo è rivoluzionario. Tenco non costruisce un personaggio: comincia semplicemente a parlare, come parlerebbe un ragazzo al tavolino di un bar alle tre del mattino.
