006 - Ornella Vanoni - Ornella Vanoni

 

Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1961
Produttore: Nanni Ricordi
Regione: Lombardia

Il primo vero e proprio album di Ornella Vanoni è, a tutti gli effetti, un disco spaccato a metà, due anime nella stessa copertina. Da una parte troviamo la "cantante della mala", la ragazza che aveva stregato il Piccolo Teatro di Milano interpretando storie di carcerati, balordi e vite ai margini; dall’altra c’è già la nuova Ornella, l'interprete sofisticata e modernissima che l'Italia stava per scoprire. Uscito nel settembre del 1961, il disco ci mette infatti davanti un Lato A con sei brani storici della malavita, e un Lato B con sei canzoni d'amore che sono un biglietto di sola andata verso la sua futura carriera.

La cosa affascinante delle “canzoni della mala” è che si tratta di uno dei falsi storici più belli e curiosi della nostra cultura. Molti all'epoca pensarono (e pensano tuttora!) che fossero antichi canti popolari recuperati nei cortili o nelle galere, e invece no. Artisti e intellettuali come Giorgio Strehler, Fiorenzo Carpi e Dario Fo si inventarono di sana pianta un repertorio teatrale nuovissimo, pescando dal dialetto e dalla cronaca nera. Pezzi come Ma mi..., Le mantellate, Hanno ammazzato il Mario e La zolfara sembrano arrivare da un passato lontanissimo, ma in realtà erano stati cuciti addosso alla Vanoni apposta per lei.

C'è dentro tutta l'epica della “ligera”, la malavita milanese raccontata dalla strada, anche se il progetto di Strehler guardava più in là, incrociando dialetti e ambienti diversi. La Vanoni non commette mai l'errore di voler sembrare una cantante folk tradizionale: porta dentro queste storie tutta la lezione del teatro, dosando magistralmente le pause, i silenzi, e dando un peso specifico a ogni personaggio.

Poi, giri il disco, e cambia il mondo. Arriva Senza fine, scritta da Gino Paoli, ed è una rivoluzione: con lei entra in scena un modo nuovo di stare nella canzone, molto più intimo, adulto, incredibilmente sensuale.

È proprio questa doppia identità a rendere l’album magico: è la fotografia esatta di una metamorfosi. La ragazza della mala sta già sfilandosi l'impermeabile sgualcito per lasciare spazio a quella che diventerà una delle figure più importanti della nostra canzone d’autore. E lo stacco non è affatto brusco: la stessa intensità teatrale usata per raccontare i disperati della mala, diventa il tratto distintivo per rendere uniche e viscerali le sue canzoni d’amore.


Perché è fondamentale?
Perché è un "disco-ponte". Racconta il momento esatto in cui Ornella Vanoni passa dalla “cantante della mala” alla grandissima interprete della canzone d’autore, conservando però tutta la grinta e la forza teatrale dei suoi esordi per farla esplodere nel pop.