008 - Ornella Vanoni - Ornella Vanoni
Casa discografica: Dischi Ricordi
Anno: 1961
Produttore: non indicato
Regione: Lombardia
Il primo album in studio di Ornella Vanoni raccoglie due momenti molto diversi della sua carriera, che nel 1961 stanno iniziando a incontrarsi. Da una parte ci sono le canzoni della mala, il repertorio che l'ha fatta conoscere al Piccolo Teatro di Milano sotto la guida di Giorgio Strehler; dall'altra le nuove canzoni d'amore che anticipano la Vanoni destinata a diventare una delle grandi interpreti della canzone d'autore italiana. Il lato A raccoglie sei brani della mala, mentre il lato B presenta sei canzoni legate al nuovo percorso della cantante.
Le canzoni della mala erano nate alcuni anni prima nell'ambiente del Piccolo Teatro. Strehler aveva coinvolto autori e musicisti come Fiorenzo Carpi, Gino Negri, Dario Fo e Fausto Amodei nella costruzione di un repertorio che raccontava criminali, carcerati, poliziotti e personaggi ai margini. Il progetto prendeva spunto dalla tradizione popolare e dai dialetti italiani, ma molti dei brani erano stati composti appositamente per il recital di Vanoni. Per questo sono diventate uno dei più curiosi “falsi storici” della canzone italiana: venivano presentate come vecchi canti popolari, mentre erano in buona parte creazioni contemporanee.
Nel disco troviamo così Hanno ammazzato il Mario, Le Mantellate, Sentii come la vosa la sirena, Canto di carcerati calabresi, La zolfara e Ma mi.... Non sono però tutte dello stesso autore: tra le firme ci sono Giorgio Strehler, Dario Fo, Fiorenzo Carpi, Gino Negri, Fausto Amodei e Michele Straniero. Gli arrangiamenti del lato A sono di Fiorenzo Carpi, che dirige anche l'orchestra.
Il cambio di atmosfera arriva con il lato B. Ad aprirlo è Senza fine, scritta da Gino Paoli e diventata uno dei brani più importanti del repertorio di Vanoni. Paoli la scrisse pensando proprio a lei, in un periodo in cui i due erano legati anche sentimentalmente. Seguono Cercami, Per te, Me in tutto il mondo, Un jour tu verras e Un grido, con arrangiamenti affidati, oltre a Carpi, a Bruno Canfora e Gian Franco Reverberi.
È proprio questo accostamento a rendere importante l'album. La Vanoni proveniente dal teatro e dalle storie della mala non scompare, ma cambia repertorio e mette la propria intensità interpretativa al servizio di una canzone più intima e sentimentale. Senza fine, in particolare, mostra già una cantante molto diversa da quella degli esordi e anticipa il ruolo che Vanoni avrà negli anni successivi come interprete privilegiata dei cantautori.
L'album fotografa quindi un passaggio decisivo: quello dalla giovane attrice-cantante del Piccolo Teatro alla grande interprete della canzone italiana. Non è ancora la Vanoni delle successive collaborazioni con Paoli, Tenco, Calabrese e altri autori, ma contiene già gli elementi fondamentali del suo stile: attenzione al testo, forte presenza scenica e una capacità interpretativa che non dipende da un unico genere musicale.
Perché è fondamentale?
Perché documenta il passaggio dalle canzoni della mala al nuovo repertorio d'autore di Ornella Vanoni, mettendo nello stesso disco le due anime che avrebbero definito la sua prima stagione artistica.

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